Editoriale

Roma, Londra, Parigi, New York, Baghdad, Berlino, Sydney sono solo alcune delle oltre 600 città dove oggi milioni di persone si sono date appuntamento. Un unica parola veniva ripetuta costantemente: pace.

Probabilmente la guerra all'Iraq, Bush, la farà lo stesso, lui ha detto con o senza ONU ed ha detto anche che nessuna voce potrà opporsi; dopo questa giornata lui però sa che la guerra non sarà solo contro Saddam, ma sarà una guerra, contro l'opinione pubblica di tutto il mondo. Infatti, dalla giornata di oggi, sicuramente abbiamo appreso che l'opinione pubblica è contro la guerra, contro l'uso della forza come risoluzione delle controversie politiche, contro la guerra preventiva.

Cosa molto importante che questa manifestazione mondiale, non è a favore di una persona contro l'altra; non è a favore di un popolo contro l'altro, ma è contro un concetto: quello della guerra a favore di un altro quello della pace.

110 milioni di persone sono scese in piazza oggi non per manifestare contro Bush ma per manifestare contro un concetto, contro un incubo, contro un mezzo usato dai potenti per arricchirsi: la guerra.

Nessuno oggi in piazza andava contro qualcuno ma tutti andavano contro la guerra.

Per la prima volta nella storia dell'uomo, all'avvicinarsi di una guerra, milioni di persone in tutto il mondo hanno detto NO, non hanno fatto parate militari come si facevano una volta per intimorire il nemico, ma hanno detto NO; NO alla guerra preventiva e NO alle armi di distruzione di massa, NO alla dittatura e NO ai potenti che vogliono imporsi.

Una sola parola oggi ha fatto da patrone, ne sono state dette tante, forse troppe, ma una sola oggi ha riecheggiato dalle bandiere ai nostri cuori: la parola pace.

Ora, dopo una lunga storia, il mondo sta capendo che fare la guerra non conviene a nessuno; sicuramente questo è un piccolo passo, ma con tanti piccoli passi si potrà forse un giorno raggiungere quella parola che è sulle nostre bandiere e nei nostri cuori, ma così lontana dal far parte di noi. Noi oggi, per dimostrare che questa non è solo una parola stampata lì, dobbiamo iniziare a metterla in pratica.

Dobbiamo diventare operatori di pace, diventare operatori di pace significa fare pace con chi ci sta vicino, insegnare a chi ci sta vicino che c'è un modo migliore per risolvere i problemi, con il dialogo. Questo, lo so, è un cammino lungo e difficile ma solo così possiamo costruire ai nostri figli un futuro di pace.

Gesù per primo ha detto ama il tuo nemico e noi oggi dobbiamo ancora riuscire a metterlo in pratica, Gesù ha detto chi è senza peccato scagli la prima pietra e noi oggi siamo sempre li a lanciare pietre contro chi sbaglia,  siamo forse tutti santi?

Il vangelo è il più grande testo a favore della pace ma noi adesso lo leggiamo la domenica e lo dimentichiamo il lunedì.

Invito tutti, alla fine di questo messaggio, non solo a partecipare a tutte le iniziative per la pace: manifestazioni, bandiere, messe, incontri, assemblee, ma anche a pregare il Signore, a pregarlo in privato, a riflettere su quello che sta succedendo, ed invito tutti, cristiani e non, che non esiste un Dio, una religione, a favore della guerra, dalla più grande alla più piccola, ma esistono uomini che giustificano le loro guerre economiche con la guerra santa.